Quando ci si chiede se un bombolone di gas interrato sia pericoloso, la risposta corretta non è semplicemente sì o no. Il serbatoio può essere sicuro, ma solo se progettato, installato e controllato secondo regole precise. In queste pagine chiarisco i rischi reali del GPL interrato, le distanze da rispettare, i controlli necessari e cosa fare in caso di odore di gas.
La sicurezza dipende soprattutto da installazione e controlli
- Il GPL è più pesante dell’aria e può accumularsi in pozzetti, scantinati e cunicoli.
- L’interramento riduce alcuni rischi, ma rende più difficile individuare corrosione e danni.
- Il pozzetto deve essere stagno e ventilato, con accessori protetti e facilmente controllabili.
- Le verifiche di integrità sono decennali per i piccoli serbatoi, secondo procedure abilitate.
- In caso di odore di gas, niente fiamme, interruttori o ispezioni improvvisate.
Un bombolone interrato è davvero pericoloso
Un serbatoio interrato non è automaticamente più pericoloso di uno fuori terra. L’interramento può proteggerlo da urti, incendio esterno e irraggiamento solare, ma introduce un problema importante: il serbatoio non è sempre visibile e un difetto può rimanere nascosto più a lungo.
Il GPL è infiammabile e, in caso di perdita, tende a scendere e concentrarsi nelle zone basse perché è più pesante dell’aria. Una fuga vicino a scarichi, cantine, autorimesse o cunicoli può quindi creare una miscela pericolosa anche a distanza dal punto in cui si è verificata.
La mia valutazione è semplice: il rischio non deriva dal fatto che il serbatoio sia sotto terra, ma dalla combinazione di installazione errata, corrosione, accessori trascurati e assenza di controlli. Un impianto ben progettato e mantenuto offre invece un livello di sicurezza elevato.
Dove nascono i rischi più concreti
Perdite dal serbatoio o dalle tubazioni
Una perdita può interessare il corpo del serbatoio, le valvole, il gruppo multivalvola, il punto di riempimento oppure le tubazioni. Nei modelli interrati, il rivestimento protettivo e la protezione catodica, cioè il sistema che limita la corrosione dell’acciaio, hanno un ruolo decisivo.
Il problema non è solo l’età del serbatoio. Anche acqua stagnante nel pozzetto, infiltrazioni, terreni aggressivi o una protezione danneggiata durante lavori esterni possono accelerare il degrado.
Accumulo del gas nelle zone basse
Il GPL non si disperde come il metano. In assenza di ventilazione, può raccogliersi in pozzetti, griglie, intercapedini e locali sotto il piano di campagna. Per questo il punto di installazione non deve comunicare in modo pericoloso con ambienti chiusi.
Un errore frequente consiste nel considerare sufficiente la distanza dal fabbricato senza valutare la presenza di una bocca di lupo, di una rampa o di una caditoia. In realtà, anche queste aperture possono diventare vie di ingresso del gas.
Riempimento e punto di rifornimento
Il rifornimento deve essere eseguito da personale formato, con autocisterna posizionata in sicurezza e tubazioni adatte. Il riempimento non deve mai essere trattato come una normale operazione di consegna, perché coinvolge GPL liquido in pressione e collegamenti temporanei.
Per i serbatoi interrati, il grado di riempimento ordinario può arrivare fino all’85%, secondo le condizioni previste dalle norme e dal costruttore. Il limite lascia spazio all’espansione del liquido e non deve essere modificato dall’utente.
Urti, lavori e movimento del terreno
Un serbatoio interrato può essere danneggiato da scavi, passaggio di mezzi pesanti o opere realizzate senza conoscere la sua posizione. Anche il terreno può creare problemi, soprattutto in caso di allagamento o falda alta, se il serbatoio non è adeguatamente ancorato o zavorrato.
Prima di piantare alberi, costruire muri o eseguire scavi nel giardino, bisogna individuare serbatoio, tubazioni e punto di riempimento. Una planimetria aggiornata dell’impianto evita interventi rischiosi e costosi.

Installazione corretta e distanze da rispettare
Le prescrizioni cambiano in base alla capacità del deposito, alla destinazione dell’area e alla presenza di edifici o aperture. Per i depositi fino a 13 m³, il decreto ministeriale del 14 maggio 2004 indica, tra gli elementi da considerare, fabbricati, aperture di fogna, cunicoli chiusi, fonti di accensione e locali interrati.
| Capacità complessiva | Distanza minima indicata in molti casi civili |
|---|---|
| Fino a 3 m³ | 5 metri |
| Oltre 3 fino a 5 m³ | 7,5 metri |
| Oltre 5 fino a 13 m³ | 15 metri |
Questi valori non vanno usati come una regola universale per misurare da soli il giardino. In determinate condizioni le distanze possono essere ridotte con l’interramento o con opere di protezione, ma il progetto deve dimostrare che il percorso di un’eventuale fuga rimanga sicuro. La distanza si misura dagli elementi pericolosi, non soltanto dal punto più vicino del serbatoio.
Secondo i Vigili del Fuoco, un serbatoio interrato deve essere previsto proprio per questo tipo di installazione, ancorato contro gli spostamenti e collocato in un’area a cielo libero. Non è ammessa l’installazione in una rampa carrabile o sopra locali chiusi.
Il pozzetto che contiene valvole e dispositivi deve essere stagno, protetto da un coperchio chiudibile e dotato di sfiato. Se l’area è vicina al passaggio di veicoli, serve una difesa fissa che impedisca sia l’urto sia il transito sopra la zona di interro.
Controlli e manutenzione che non vanno rimandati
La manutenzione non consiste soltanto nel controllare se il livello del gas è sufficiente. Occorre verificare periodicamente valvole, tubazioni, riduttori, collegamenti, rivestimento, protezione catodica e condizioni del pozzetto, affidandosi alla ditta installatrice o a tecnici qualificati.
Per i serbatoi interrati fino a 13 m³ è prevista una verifica decennale dell’integrità. L’Inail indica, tra le possibilità, l’ispezione tradizionale con eventuale scopertura del serbatoio oppure il metodo delle emissioni acustiche, eseguito da un organismo competente abilitato.
La prova decennale non sostituisce i controlli ordinari. Un pozzetto pieno d’acqua, un coperchio deformato, una tubazione scoperta o un odore insolito richiedono una segnalazione immediata, anche se la verifica periodica non è ancora in scadenza.
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I segnali da non ignorare
- Odore persistente simile a quello tipico del gas.
- Ruggine, deformazioni o cedimenti attorno al pozzetto.
- Acqua o fango che entrano frequentemente nel vano tecnico.
- Vegetazione alta o alberi troppo vicini al serbatoio.
- Tubazioni esposte, danneggiate o prive di protezione.
- Lavori di scavo eseguiti senza una planimetria dell’impianto.
Non consiglio di aprire il pozzetto per cercare la perdita. Il vano può contenere gas e l’apertura del coperchio, una torcia o un attrezzo metallico possono creare condizioni pericolose.
Cosa fare se si sente odore di GPL
Se l’odore arriva dall’area del serbatoio o da un ambiente vicino, bisogna allontanare persone e animali, evitare fiamme libere e non azionare interruttori, campanelli, motori o apparecchi elettrici nelle vicinanze.
Non bisogna fumare, usare il telefono accanto alla perdita, cercare di riparare una valvola o entrare in un pozzetto. Se la chiusura del gas è raggiungibile senza attraversare una nube o una zona bassa, può essere azionata soltanto senza esporsi al rischio.
La chiamata va effettuata da un punto sicuro al 112 oppure ai Vigili del Fuoco tramite il 115, oltre a informare il gestore dell’impianto. In caso di odore dentro casa, si esce immediatamente e si lascia intervenire personale qualificato.
Una perdita non va confusa con il normale odore vicino al punto di riempimento subito dopo la consegna. Anche in quel caso, però, se l’odore persiste o aumenta, è prudente considerare l’impianto non sicuro fino al controllo di un tecnico.
La scelta sicura parte dal progetto, non dal terreno libero
Un bombolone GPL interrato può essere una soluzione pratica per una casa non raggiunta dalla rete, ma non va scelto soltanto perché “si vede meno”. Prima dell’installazione farei verificare distanze, tipo di terreno, falda, accessibilità dell’autocisterna, percorsi delle tubazioni e presenza di locali interrati.
La conclusione più utile è questa: l’interramento riduce alcuni pericoli, ma non li elimina. Un impianto sicuro ha un progetto documentato, protezioni contro corrosione e urti, controlli regolari e una procedura chiara da seguire in emergenza. Se manca anche uno solo di questi elementi, il problema non è il bombolone in sé, ma la qualità della gestione dell’impianto.